Standard di lavoro bracco d’Auvergne

Standard di Lavoro

Il BRACCO D’AUVERGNE è un cane continentale da ferma d’origine francese.

Il suo portamento abituale di caccia è una corsa “ECONOMICA”, leggermente flessa, dal passo corto ma dal ritmo sostenuto, che gli conferisce la sua nota resistenza. Questa corsa può lasciare spazio al trotto in caso di cambiamento della densità di vegetazione, per superare un ostacolo, verificare o confermare una emanazione, e in queste circostanze una coda in movimento non è un’anomalia.

La sua ricerca “continentale” di estensione media dovrà permettergli, senza essere meccanizzata, di esplorare al meglio il terreno. Tenuto conto della sua capacità a mantenere facilmente il contatto con il suo conduttore, la densità di vegetazione influisce molto sull’ampiezza e la profondità della sua ricerca e del suo portamento. Questa capacità lo porta qualche volta anche a fare rientri verso il suo conduttore, pur mantenendo sempre una certa discrezione. Infatti, la sua ricerca è caratterizzata soprattutto dalla concentrazione nella cerca e nel controllo delle emanazioni.

Il suo portamento della testa è leggermente a martello rispetto al prolungamento di tutta la sua schiena. Gli accertamenti in campo, se sono brevi e giustificati non saranno considerati come un errore.

LA SUA FERMA.

In piedi, la sua ferma si concretizza con abitudini diverse a seconda della selvaggina, della natura del terreno, del modo in cui l’emanazione è stata percepita e dalla distanza dalla selvaggina, passando da arti stesi e testa alta a arti mezzi piegati e collo steso. Il tutto sarà seguito da una flessione generalmente molto prudente.

IL BRACCO D’AUVERGNE, apprezzato per la sua versatilità e la facilità di adattamento è soprattutto un cane da ferma pratico e che sia che uno sia allevatore, conduttore o giudice non va mai perso di vista il fatto che i suoi amatori sono attaccati soprattutto alla sua efficacia di caccia.

Complemento allo Standard di Lavoro

Il Club Francese Raba “Réunione des Amateurs du Braque d’Auvergne”, nella riunione della sua commissione del 7 settembre 2008, ha voluto fornire ai giudici di prova sul campo i seguenti chiarimenti:

Fare la differenza tra: Cacciare e ricercare il selvatico con il naso a terra in maniera costante, come un segugio, è da considerarsi penalizzabile. Il controllo, l’accertamento dell’usta con naso a terra per pochi istanti è ammesso e non considerato penalizzabile. Il portamento della testa e dell’incollatura: a volte possono essere giudicati “un po’ bassi” durante la ricerca. Devono essere accettati se scompaiono al momento della percezione dell’emanazione e se il soggetto termina la sua azione (recupero e arresto) a testa alta. Importante non assimilare l’estensione alla velocità di ricerca: il Bracco d’Auvergne deve e può esplorare il terreno con l’estensione corretta (da 50 a 80 m), ma deve essere effettuata durante il suo galoppo caratteristico, non troppo rapido e talvolta intervallato da piccole fasi di rallentamento e passaggi al trotto, corrispondenti a momenti di accertamento. Non giudicare dalla specificità della razza (Epagnel Breton, Bracco tedesco, Bracco francese) che producono soggetti capaci di combinare velocità e brio. La caratteristica del Bracco d’Auvergne è l’efficienza che risulta:

  • Dalla sua intelligenza nelle esplorazioni non meccanizzate nel terreno;
  • Dalla sua finezza di naso;
  • Dalla sicurezza della sua ferma;
  • Dal piacere che deriva dalla grande complicità del suo conduttore.

Non si deve voler per forza trovare in lui un “cane del vento” perchè non è un pointer tanto meno un “cane da fiuto” perchè non è un segugio, ma considerarlo prima di tutto come un cane che Caccia e Trova.

Non si può associarlo, come purtroppo si fa ancora molto spesso, alla mancanza di brio, per poi declassarlo; così facendo si sottovaluta la sua personalità e la sua ragione d’essere. I Fields-Trials hanno come missione far emergere i migliori di ogni razza e non stabilire una gerarchia di valori tra le differenti razze. Non dimentichiamocelo mai.

(Traduzione di Elisa Picci)